- È necessario reperire ingenti quantità d’acqua per il raffreddamento di un Epr da 1600 MW (100mila litri al secondo) e la portata del fiume Garigliano non può garantire tale apporto, senza considerare che i cambiamenti climatici possono diminuirne ancora la portata mettendo in crisi i reattori nucleari come avvenne in Francia nel 2003 (la Francia consuma il 40 percento dell’acqua per il raffreddamento delle centrali);
- Le centrali Epr sono già tecnologicamente superate e pericolose;
- Nel novembre 2009, le autorità di vigilanza sull’energia nucleare di Francia, Gran Bretagna e Finlandia in una dichiarazione congiunta hanno intimato ad Areva di rivedere la concezione dell’apparato di sicurezza del prototipo Epr i cui primi reattori, tra aumento dei costi (da 3,5 a 5 miliardi di euro) e tempi che sembrano allungarsi all’infinito, sono in costruzione in Finlandia e in Normandia;
- Le attuali risorse di uranio, ai ritmi attuali di consumo, si esauriranno in un tempo massimo di 50 anni, lasciando senza combustibile le centrali la cui vita massima è prevista di 60 anni a cui bisogna aggiungere i tempi di costruzione;
- Nei costi del Kwh nucleare, spacciato per economico, non vengono conteggiati i costi di costruzione, smantellamento, creazione di elettrodotti (per un solo chilometro occorrono 500mila euro) e quelli, ancora irrisolti, dello smaltimento delle scorie;
- Nessun Paese, compresa l’Italia, dopo 60 anni di storia del nucleare ha ancora trovato la soluzione per la gestione di lungo termine delle scorie. Si tratta di controllare per due o tre secoli quelle a vita media e per decine di migliaia di anni quelle a vita più lunga;
- Oltre a rappresentare un costo rilevante e poco calcolabile, la gestione di lungo termine delle scorie è un’eredità velenosa che lasciamo alle generazioni future (Sogin prevede 5,2 miliardi di euro per lo smantellamento di 4 reattori e altrettanti centri logistici e di ricerca, tutti a spese del cittadino, solo per arrivare al brown field);
- Le centrali nucleari producono solo energia elettrica, ma l’elettricità rappresenta solo un quinto dei nostri consumi energetici. Oltre l’80 percento dell’energia che consumiamo per i trasporti o per l’agricoltura non è elettrica. Le centrali nucleari, quindi, non risolverebbero il nostro problema: continueremo ad importare petrolio. La Francia, con tutte le sue centrali, importa più petrolio dell’Italia;
- Anche a regime, le 4 centrali soddisferanno appena il 4 o il 5 percento della domanda di energia complessiva del Paese. Continueremo a dipendere dall’estero per l’approvvigionamento del combustibile (l’uranio), l’investimento andrà quasi a tutto beneficio dell’industria francese con scarsa ricaduta (sia in termini economici sia in termini di acquisizione di un know how autonomo) e comunque da qui al 2020 l’investimento non risolverà nessuno dei problemi energetici ed ecologici del nostro Paese;
- Le ingenti somme necessarie per la costruzione degli impianti nucleari sottraggono fondi alle energie rinnovabili, come il solare e l’eolico, che ci darebbero energia subito, a costi contenuti e senza inquinamento;
Quattro SI per il bene del paese!!! Referendum 12 e 13 Giugno 2011.
venerdì 13 maggio 2011
Lo sapevate che... a proposito di nucleare.
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